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mercoledì 27 aprile 2011

LA VAPORIERA DEI RICORDI

L’uggioso tramonto         
settembrino                               
lento calava all’orizzonte
sui fievoli bagliori
del sole in declino.
E nella già fitta penombra,
il piazzale treni
della stazione,fu rischiarato
da un filare di lampade
pendenti dal soffitto
in gran parte scrostato.
E lì, in piedi,fermi
sotto la pensilina satura
di aria impregnata
di fumo diafano emesso
dallo sbuffando fumaiolo
della vaporiera in sosta,
noi due,in quella triste sera,
col pianto in gola,
tenendoci  le mani nelle mani
ci guardavamo senza avere
più la forza di scambiarci
un’ultima parola.

Immobilizzati dal dolore
per l’ingrato distacco,
stavamo ignorando
che lì non eravamo soli.
Infatti intorno a noi
aleggiava uno stridente
vociare quasi corale,
e un’intenso scalpitio
di persone ansiose
di raggiungere
le vetture del treno 
in sosta sul piazzale.
Da tale torpore ci  scosse
un improvviso e cupo
fischio della sirena
della vaporiera in procinto
di partire, non appena
fossero state spente
le segnalazioni rosse.
Stringendola al mio fianco
l’accompagnai
allo sportello della vettura
e l’aiutai a salire.
La rividi al finestrino
dal quale allungò fuori 
un braccio sporgendosi
affinché arrivasse vicino
al mio. Le presi la mano.
Entrambi avevamo un nodo    
alla gola, e ci stavamo solo  
accarezzando con gli occhi      
quando fummo distratti
da una dolce melodia
proveniente da lontano;
una calda voce cantava :
“Non ti scordar di me,
la vita mia è legata a te”.
Ebbi appena il tempo
di dirle che non l’avrei
dimenticata mai
e già la sua mano
aveva  lasciato la mia
perché la vaporiera,
stridendo e sbuffando
lenta si stava allontanando
portandomela via.
Ma mi giunse la sua voce
che singhiozzando gridava:
Ritornerò..non  ti scorderò mai !..
Vedevo ancora la sua mano
fuori dal finestrino
che continuava
a salutarmi da lontano,
sempre da più lontano.
La vaporiera intanto
era stata già inghiottita  
dal buio della notte,
ed io, impietrito,
con lo sguardo fisso
nel buio infinito
stavo piangendo.
Pensando che non l’avrei
più rivista,all’improvviso
ebbi una fitta al cuore,
e in quel momento temetti
che stessi morendo.
                           
Taranto, Settembre 1938
  

Angelo Buonsanti Blob © 2011 - Web creator Fabio Ligonzo